La pratica della cerca e cavatura del tartufo con il cane in Italia rientra tra il patrimonio culturale immateriale dell’umanità riconosciuto in sede UNESCO.
Anche il territorio della Valtriversa è particolarmente vocato per la produzione del tartufo selvatico (e cioè non coltivato nelle tartufaie controllate).
La “cerca” al tartufo si divide in due momenti specifici: la cerca vera e propria e l’estrazione.
La prima consiste nell’identificazione delle aree in cui si trova la pianta dalle cui radici cresce il fungo sotterraneo chiamato appunto “tartufo”.
Questo passaggio è eseguito con l’aiuto di un cane appositamente addestrato.
I cercatori utilizzano poi una paletta speciale che consente di estrarre i tartufi senza danneggiare il terreno circostante.
Per trovare il tartufo è necessario disporre di un’ampia gamma di capacità e conoscenze su clima, ambiente e vegetazione, connesse alla gestione di ecosistemi naturali.
Indispensabile, infine, il rapporto “simbiotico” tra il cane e il cacciatore di tartufi.



