
I fori boari sono stati essenzialmente espressione della società contadina.
Nemmeno troppo tempo fa, tale società non viveva generalmente nell’agiatezza, come magistralmente narrato da Beppe Fenoglio nell’opera “La Malora“ (1954) e come testimoniato dall’imponente migrazione della popolazione italiana, che cercò nel mondo migliori condizioni di vita durante la prima parte del secolo scorso .
Certamente non si rimpiange affatto tale passata triste situazione, apprezzandosi pienamente il progresso e l’impressionante livello di benessere a cui si è oggi pervenuti nel nostro paese ed in Europa.
Tuttavia, alcuni insegnamenti vanno conservati.
La sobrietà (purtroppo spesso forzata) rappresentava un aspetto costante nella vita dell’epoca.
Lo spreco del cibo era impensabile, oltre ad essere moralmente inaccettabile.
Qualunque alimento veniva valorizzato.
In tali condizioni, peraltro, la fantasia e la creatività di chi dedito ai fornelli (solitamente le donne), unitamente alla disponibilità di tempo, ha portato alla creazione della nostra tradizione culinaria.
“I tajarin hanno l’anima popolare: farina e uova sempre disponibili in cascina; braccia femminili generose; un pollo o un coniglio pronti al sacrificio. Cucina di cascina, dell’aia, del “putagè”. …
... E’ la cucina della lesina. Nell’impasto per i tajarin, la quantità di uova è un dono: per il giorno di festa e per l’ospite. O per una grande fatica. Sovente si usa solo acqua. Così in tutte le case contadine delle alte Langhe. Ma la miseria di Maggiorina ha la bellezza di un decoroso amor proprio: quando prepara i tajarin, mette sempre un uovo sull’angolo del tavolo. Per le vicine che dovessero arrivare inaspettate, è un segno di abbondanza e, nel contempo, di parsimonia: tutte le uova necessarie, ma nemmeo uno più del necessario. L’uovo lesinato da Maggiorina arriva dagli sprofondi della mente e della storia contadina. E’ antropologia del gusto ed archeologia dei sentimenti contadini di Langa. E sembra una pagina mancante di La Malora”.
Oggigiorno, tema fondamentale è la sostenibilità, declinata nei suoi aspettti ambientali, economici e sociali.
Sebbene si stia purtroppo assistendo ad una “retromarcia” su tale fronte, dettata dall’idea che il profitto prevalga su tutto ed a discapito di tutti, solo un modo di vivere sostenibile sotto ogni aspetto può garantire benessere all’umanità attuale ed ancor più alle nostre future generazioni.
La sostenibilità alimentare rappresenta dunque un obiettivo ineludibile.
Emerge così l’eredità culturale lasciataci da coloro che trascorsero le loro vite nei fori boari: la sobrietà, nei suoi aspetti virtuosi (scollegati cioè dallo stato di necessità) antesignana della sostenibilità alimentare.

Quanto alla sostenibilità alimentare, la FAO indica che oggi l’obiettivo è tutt’altro che raggiunto.
Insomma, la società umana dei fori boari ci tramanda qualche spunto di riflessione ….